Perché la logica del "Non mollare mai" può portarti alla rovina- L'esempio del poker

Perché la logica del “Non mollare mai” può portarti alla rovina: l’esempio del poker

Può un gioco come il poker, storicamente associato ai peggiori istinti del genere umano, essere preso quale esempio in un sito che parla di crescita personale?
Ovviamente si e per un semplice motivo, rappresenta l’esempio perfetto di come il “non mollare mai” possa portare rapidamente alla rovina.
Ma prima di entrare nel vivo dell’articolo sdoganiamo il poker ripulendolo un po’ da quell’aurea di negatività che lo circonda.

Giochi d’azzardo e giochi di abilità

Senza entrare troppo in discorsi legati alla statistica pensiamo ad un gioco molto semplice come “Testa o Croce“. Se decideste di fare una partita con un vostro amico le vostre probabilità di vittoria saranno del 50%, indipendentemente dalla scelta effettuata, e così sarà per ogni partita successiva. Prima del lancio non disporrete quindi di nessun fattore concreto che vi possa aiutare a decidere se sia meglio scegliere testa oppure croce. L’unico dato in vostro possesso è quello relativo al fatto che maggiore è il numero di lanci effettuati maggiore sarà la vicinanza ad un equa distribuzione del numero di testa e croce usciti e quindi, scommettendo 1 euro ad ogni lancio su testa, vi ritroverete dopo 1 milione di lanci ad essere in una situazione di parità o di vincita/perdita molto ridotte.

Pensiamo adesso alla roulette, gioco nel quale dovete scegliere 1 numero tra i 37 presenti e che, in caso di vittoria, vi pagherà 36 volte quanto puntato. In questo caso è evidente come si tratti di un gioco che nel lungo periodo sia da considerarsi matematicamente in perdita. Così come per testa o croce prima di ogni lancio della pallina non avrete inoltre nessun dato oggettivo per scegliere un numero piuttosto che un altro ma saprete semplicemente che state giocando contro la matematica.

Prendiamo infine il poker, nella sua variante Texas Holdem che tanto ha spopolato negli ultimi anni. Il funzionamento di questo gioco lo pone tra quelli di abilità e non d’azzardo in quanto in ogni mano giocata esiste la possibilità di calcolare matematicamente se convenga o meno investire dei soldi per continuare a giocare in relazione a quelle che sono le probabilità che esca una certa carta. A differenza dei due giochi precedenti esistono quindi dei dati oggettivi che possono guidare la scelta successiva e renderla matematicamente vantaggiosa o meno.

Questo non significa che continuando a giocare la vittoria sia assicurata ma semplicemente che facendo la scelta matematicamente corretta 1 milione di volte si riuscirà ad avere un guadagno certo. E vale ovviamente anche il discorso opposto, perché giocando quando invece la matematica ci indicherebbe che è meglio lasciare si avrà nel lungo periodo una perdita certa.
Ovviamente riuscire a fare ogni volta la scelta giusta è molto molto difficile, motivo per il quale la maggior parte delle persone che giocano a poker sono in perdita, ma questo esempio ci servirà moltissimo per spiegare il comportamento umano. Vediamo come.

Il poker e la logica del “Non mollare mai”

L’ambiente in cui viviamo è permeato dalla logica del “on mollare mai”, dalla spinta a lottare fino alla fine anche quando tutto sembrerebbe giocare contro di noi.
Ecco, diciamolo chiaramente, seppur molto romantica in molti casi si tratta di una logica molto stupida.
Sicuramente nello sport è giustissimo lottare e crederci fino alla fine perché se una squadra è sta soccombendo molto pesantemente alla fine del primo tempo il secondo tempo lo si dovrà giocare comunque, e dando il 110% e non mollando fino alla fine non sarà in alcun modo possibile peggiorare la situazione ma, al limite, migliorarla cogliendo un insperato pareggio o una ancor più difficile vittoria.
Siamo quindi in una situazione in cui è giusto non mollare mai e, anzi, alcune delle imprese sportive che resteranno per sempre nella leggenda nascono proprio da situazioni simili.

Torniamo invece all’esempio del poker nel quale per poter giocare la mano successiva è necessario investire dei soldi. In questo caso “non mollare mai” quando la matematica ci dice invece che sarebbe meglio mollare può portare solo a perdere tutti i propri soldi, ed è per questo motivo che i più grandi giocatori di poker del mondo sono bravi anche e soprattutto a capire quando è il momento giusto di mollare e lasciare la mano.

Nella vita di tutti i giorni il ragionamento da fare dovrebbe essere lo stesso, una valutazione oggettiva di quanto costi proseguire in un progetto, nella realizzazione di un obiettivo, rispetto alle reali possibilità che ci sono di raggiungerlo. Spesso si prosegue anche quando raggiungere il proprio obiettivo è diventato impossibile, un po’ perché non si vuole accettare il fallimento ed un po’ perché non si è in grado di valutare oggettivamente la propria situazione e si è convinti di avere ancora delle possibilità quando nei fatti non è più così.

Questo non è un invito a mollare di fronte alle prime difficoltà o a non credere nei propri progetti e obiettivi. E’ invece un invito a non continuare ad andare nella direzione sbagliata anche quando è diventato palese il proprio errore. Quello che serve per superare le avversità non è una fede cieca e incrollabile nell’obiettivo ma la capacità di analizzare razionalmente la situazione e capire se convenga realmente proseguire come fatto fino a quel momento oppure cambiare strategia.
E per cambiare strategia si intende anche abbandonare il progetto e l’obiettivo. Perché se analizzando la situazione si comprende che non c’è modo di raggiungere l’obiettivo allora è molto più saggio decidere di interrompere, accettare il fallimento e concentrare le proprie energie su altro.

Come capire quando è giusto mollare

Come fare allora per capire quando è giusto mollare e concentrare le proprie energie su altro?
Seppur nella complessità di ogni situazione, esiste una semplice domanda da porsi, che può aiutare a capire se sia realmente il caso di continuare, magari cambiando strategia, o se è giunto il momento di gettare la spugna.

“Tornando indietro nel tempo ed immaginando di non aver speso tempo, energie e denaro per raggiungere il mio obiettivo rifarei tutto da capo, rifarei tutto ma in modo diverso o non rifarei nulla, evitando di iniziare?”.

Dare una risposta sincera e ragionata a questa domanda è l’unico modo per comprendere se sia il caso di continuare sulla propria strada, cambiare strategia oppure abbandonare il proprio obiettivo. Ed eliminare la variabile rappresentata dai costi che si sono già sostenuti è basilare per poter prendere una decisione corretta perché, spesso, si prosegue solo perché “ho speso così tanto per arrivare fino a qui che non posso più tornare indietro”.

Ma ragionando in questo modo si compie un errore gravissimo. Il tempo, la fatica ed i soldi spesi non torneranno più indietro e continuare quando non si dovrebbe serve solo ad aumentare quelle che sono le proprie spese.

Come nel poker a volte è meglio restare con pochi soldi e giocare un’altra partita piuttosto che buttare via tutto in una mano che non è possibile vincere.

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