Un mito da sfatare - Tu non sei speciale

Un mito da sfatare: tu non sei speciale

Fin da quando eravate bambini tutto il mondo vi ha detto che siete speciali, i vostri genitori, i vostri parenti, gli amici di famiglia e, soprattutto la televisione e la pubblicità.

Anche togliendo le prime tre categorie (genitori, parenti e amici) la tv non fa altro che bombardarvi con lo stesso messaggio ripetendovi quanto siate belli, intelligenti, bravi e soprattutto speciali. E quindi quanto il successo ed una vita felice siano per voi un destino inevitabile.

Ho una cattiva notizia per voi: vi hanno sempre mentito. Non siete affatto speciali, siete come tutti gli altri abitanti di questo pianeta. Lo sarete per i vostri genitori e per i pubblicitari che vi devono vendere qualche nuovo e fantastico prodotto, ma per il resto del mondo purtroppo no.

Capisco che sia un modo abbastanza “forte” per iniziare un articolo ma adesso che vi ho svelato questa incredibile verità posso darvi la bella notizia: anche se non siete speciali potete fare delle cose speciali.

La differenza tra le due visioni è abbastanza sottile ma porta ad un approccio alla vita totalmente differente ed indispensabile in un percorso di crescita personale che si rispetti: nella vita nulla vi è dovuto per qualche fantomatico diritto acquisito alla nascita ma al tempo stesso con il vostro impegno e la vostra passione nulla vi è precluso.

Cercherò come sempre di spiegarmi meglio con un esempio preso dalla mia esperienza personale:

Una volta terminata l’università il mio primo lavoro fu nell call center di una grande società multinazionale. Non uno di quei call center che vi disturbano mentre state cenando per farvi cambiare operatore telefonico (in quelli ho avuto il “piacere” di lavorare mentre frequentavo l’università) ma un luogo di lavoro più che dignitoso all’interno di una grande società, con mansioni che richiedevano di effettuare un numero prefissato di telefonate al giorno principalmente a piccoli esercenti già clienti della società o a clienti potenziali che già erano stati avvisati della futura chiamata.

Non si può dire che fosse il lavoro dei sogni ma lo stipendio era più che dignitoso, il trattamento ricevuto da parte dei responsabili buono, dopo 6 mesi di stage retribuito mediamente il 90% degli stageur veniva assunto a tempo indeterminato e l’azienda offriva prospettive di crescita per chi si fosse dimostrato particolarmente valido (prospettive reali dato che in passato alcuni ex-colleghi erano stati promossi ad altre mansioni).

Insomma una buona opportunità per entrare nel mondo del lavoro.

Dopo qualche mese dal mio arrivo la società comunicò che il numero di telefonate effettuate ogni giorno sarebbe stato monitorato, per meglio valutare il rendimento di ogni operatore, e l’obiettivo di chiamate giornaliere fissato a 40, non certo un obiettivo da schiavisti considerando che si trattava di 5 chiamate ogni ora di lavoro.

Dopo un mese dall’inizio del monitoraggio arrivarono i risultati ed il conseguente sgomento.

Su circa 20 operatori solo in 4 avevano effettuato il numero di chiamate giornaliere richieste e solo io ed un altro ragazzo avevamo una media superiore alle 50 chiamate giornaliere.

Alcuni colleghi avevano un numero di chiamate giornaliere pari a 7 (SETTE), meno di una chiamata ogni ora lavorativa.

Dato che si trattava di persone tutt’altro che stupide nei giorni seguenti non potei fare a meno di parlare con loro per cercare di capire il perchè di un simile risultato ed i motivi principali che venivano utilizzati per giustificare gli scarsi risultati erano “sono laureato, non posso fare un lavoro così poco qualificato” e “un lavoro di questo tipo non è abbastanza stimolante per me, come posso farlo bene?”.

Penso che il lettore più attento avrà già individuato qual è il punto di questo lungo racconto.

Il fatto di essere laureati oppure superiori a quel tipo di lavoro forniva la scusa per non impegnarsi minimamente, ed allo stesso tempo dava una comoda scusa per giustificare il fallimento (quando l’unica reale motivazione era la totale mancanza di impegno).

Siamo talmente abituati a pensare di essere speciali da dare per scontato che tutto ci sia dovuto e riusciamo a trovare le giustificazioni più assurde e a convincerci di esse.

Se le stesse persone che si sentivano troppo qualificate per fare un lavoro di quel tipo si fossero trovate davanti un puzzle a 4 pezzi per bambini da uno a tre anni avrebbero avuto problemi a risolverlo “perchè ho 30 anni e quindi non riesco a completare un puzzle così semplice”?

Il rischio del sentirsi dire ripetutamente “che voi valete” è proprio quello di credere che questo presunto valore sia sufficiente per garantirvi il raggiungimento di qualsiasi obiettivo vi siate prefissi. Ma le persone che vi stanno intorno vi giudicheranno per quello che fate, non per le vostre qualità interiori, che non vedono e delle quali sinceramente poco gli importa.

Nell’esempio che ho fatto in precedenza i miei ex-colleghi avrebbero dovuto dimostrare che, essendo laureati o troppo qualificati per quella mansione, sarebbero stati in grado di svolgere il lavoro in maniera ancora migliore rispetto a quanto richiesto, sia a livello quantitativo (facendo 60 telefonate) che qualitativo (producendo un semplice report con gli esiti delle telefonate).

E questo è vero in tutti gli ambiti della vita, non solo in quello lavorativo. Il vostro partner sentimentale sicuramente vi considererà speciale ma questo, altrettanto sicuramente, non vi basterà per portare avanti una relazione nel lungo periodo, perchè per continuare ad essere considerati speciali dovrete esserlo realmente facendo cose speciali.

Fare cose speciali è molto più semplice di quanto si creda, può voler dire fare più telefonate di quelle che vi hanno assegnato a lavoro o nel caso di una relazione di coppia dedicare tempo ed attenzioni al partner. Se siete degli sportivi allenatevi più duramente e se amate suonare uno strumento esercitatevi mezz’ora in più al giorno. Se avete la passione per la scrittura ritagliatevi un’ora alla settimana per scrivere, prima qualche racconto breve e poi, magari, un libro. Se siete appassionati di politica andate a visitare il circolo locale del vostro partito, o se odiate tutti i partiti aprite un blog per esprimere le vostre idee.

Gli esempi che si possono fare sono praticamente illmitati ma il punto a cui conducono è sempre lo stesso. Tutto ciò di concreto e duraturo che otterrete durante la vostra vita lo dovrete a quello che fate, non a quello che siete. Quindi non aspettate che vi accada qualcosa di buono per chissà quale diritto acquisito (o per un colpo di fortuna). Iniziate a fare cose speciali e vi sarete messi da soli sulla strada giusta perchè qualcosa di buono vi accada, mentre gli altri saranno fermi ad aspettare che il loro destino si compia voi avrete già fatto un sacco di strada e guardandovi indietro una massa di persone speciali vi sembrerà solo un puntino lontano.

®RIPRODUZIONE RISERVATA

5 Comments

  • filippo

    Reply Reply dicembre 9, 2014

    Un semplice cambio di prospettiva può riuscire a cambiarti la vita! Sono d’accordo con quello che dici…spesso ci si crede speciali e tutto ci è dovuto così senza il minimo sforzo. E nessuno osa dirti quello che tu hai scritto in maniera diretta senza tanti e inutili giri di parolè.
    ciao filippo

    • Riccardo Fortuna

      Reply Reply dicembre 14, 2014

      Grazie Filippo. L’importante è cercare di ragionare veramente sulle cose e non pensare che tutto sia dovuto per qualche, fantomatico, diritto acquisito. Perchè di quelli purtroppo non ce ne sono (quasi) per nessuno.

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