La sfortuna non esiste (eppure ci sentiamo tutti sfortunati)

La sfortuna non esiste (eppure ci sentiamo tutti sfortunati)

Quante volte nella vostra vita avete pronunciato oppure sentito la frase, “Eh ma con la sfortuna che ho….”, magari in qualche versione un po’ più colorita?

Sicuramente un numero troppo grande per poter essere ricordato, dato che buona parte della popolazione è portato a pensare di essere sfortunato, chi in maniera più lieve e chi invece in maniera più convinta.

Se si vuole affrontare seriamente un percorso di crescita personale quello dell’inesistenza della sfortuna è sicuramente uno dei punti di partenza e degli argomenti da trattare in maniera imprescindibile, insomma uno dei capisaldi del miglioramento della nostra vita.

Partiamo da una precisazione, la sfortuna non esiste come entità superiore che si accanisce contro una persona in forma più o meno lieve ma costante. E’ ovvio invece che al mondo ci siano delle persone la cui vita è stata influenzata in maniera pesante da un singolo evento positivo o negativo, come possono essere un’incidente o la vincita di una grossa somma di denaro. Per quanto riguarda queste persone il discorso sulla sfortuna è decisamente più complesso da affrontare (e lo faremo in un altro articolo).

Perché ci sentiamo sfortunati

Se la sfortuna non esiste e di conseguenza non può essere provata in alcun modo allora perché la tendenza generale è quella di sentirsi sfortunati?

I motivi sono diversi e tutti insieme fanno si che si crei questo cortocircuito mentale.

innanzitutto l’essere umano non ha la corretta percezione di tutte le volte in cui è stato “fortunato” perché un singolo evento sfortunato ha un impatto sul cervello umano molto più forte di quello di un evento fortunato. Quando questi ultimi accadono la tendenza è quella di pensare che fosse tutto dovuto (mentre invece tu non sei speciale e nulla ti è dovuto) e quindi a non apprezzare quanto di positivo è accaduto e ad archiviarlo subito senza dargli la giusta importanza. A volte invece nemmeno ci si rende conto di essere stati fortunati perché quel sasso sollevato da un’automobile e diretto verso la nostra testa ci sfiora senza che nemmeno ce ne si possa rendere conto, quell’ape che stava venendo a pungerci improvvisamente fa una deviazione e decide di andare altrove e più in generale perché spesso evitiamo di poco, magari di pochissimo, degli eventi negativi ma rimaniamo all’oscuro di quanto siamo stati fortunati.

Allo stesso tempo l’essere umano non ha possibilità di sapere “Cosa sarebbe successo se..”. Quando ad una persona che sta guidando la propria macchina si buca una ruota l’unico presente di cui questa persona è a conoscenza è quello in cui si trova sul ciglio della strada con il suo crick e le mani sporche di grasso a cambiare la gomma bucata. Non può sapere cosa sarebbe successo se non avesse avuto questo spiacevole imprevisto e il suo viaggio fosse proseguito. Magari un incidente l’avrebbe atteso (o magari avrebbe comprato il gratta e vinci milionario). Ma non essere a conoscenza di quanto sarebbe potuto accadere rende impossibile fare ulteriori valutazioni? Si è a conoscenza solamente del fatto di essere vivi, sani e magari un po’ sudati ed in ritardo per un appuntamento. Cosa sarebbe accaduto se non la ruota non si fosse bucata non lo si saprà mai, e quindi per il cervello è molto difficile apprezzare il presente in cui ci si trova. Il tutto perché il presente viene paragonato ad uno scenario in cui non si è bucata la gomma e si è arrivati a destinazione senza intoppi. Capisco che quello che segue possa essere un ragionamento un po’ contorto e che richiede una buona capacità di astrazione, ma pensateci bene: lo scenario in cui si arriva a destinazione senza intoppi non esiste, così come non esistono quello con un incidente o con il gratta e vinci milionario. E allora perché utilizzarlo come termine di paragone per la propria situazione attuale e sentirsi sfortunati?

Un film carino su quest’ultimo argomento è il famosissimo “Sliding Doors” che vi invito a vedere se non l’aveste mai fatto (è anche decisamente più leggero di quanto ho appena scritto 🙂 ).

Altro motivo che porta a far sentire l’essere umano sfortunato è che ciò che manca spesso ha un peso molto maggiore di ciò che si possiede, che come detto in precedenza viene considerato dovuto. Una casa, del cibo, dei vestiti, un PC, uno smartphone, la possibilità di fare delle ferie e tutte le altre cose che mediamente si posseggono o delle quali si dispone, e che permettono di far fronte ai bisogni quotidiani di sopravvivenza ed in secondo luogo a quelli ludici, sono sempre considerate come il minimo indispensabile. Se però viene lanciato sul mercato il nuovo smartphone e non si hanno i soldi per acquistarlo si tende subito a dire “Non sono fortunato come Tizio che se l’è potuto comprare subito“. E non importa se si ha tutto quello che serve per vivere bene (quello lo si considera come dovuto) e anche per svagarsi (anche questo è dovuto) e non importa nemmeno se il nuovo smartphone nella realtà poterebbe un miglioramento insignificante alla propria vita, la sua mancanza diventa un buco enorme che causa sofferenza e la percezione di essere sfortunati.

Infine la sfortuna è un’ottima scusa per non affrontare veramente la propria vita e non prendersi le proprie responsabilità, nascondendosi dietro il pensiero del “Sono stato sfortunato”.

Come fare per smettere di sentirsi sfortunati

Come fare quindi per smettere di sentirsi sfortunati?

Innanzitutto cercando di capire qual è il motivo di fondo che porta il nostro cervello a fare pensieri negativi di questo tipo, anche se lievi. Per alcuni potrebbe essere l’unione di tutti i fattori mentre per altri solamente uno di essi. In ogni caso, come sempre, la conoscenza del problema è il primo passo per la sua risoluzione.

In secondo luogo dando maggior peso sulla bilancia della dea bendata alle fortune che viviamo giornalmente, e tenendo a mente che quando non accade qualcosa di negativo sta implicitamente accadendo qualcosa di positivo. Arrivare in ufficio dopo un’ora passata nel traffico senza aver fatto un incidente è da considerarsi di per sé un evento positivo che di certo non va festeggiato ma che deve comunque essere tenuto in considerazione.
Per abituare la vostra mente a sentirsi fortunata ogni sera provate a fare un semplice esercizio e ripensate a quali e quanti eventi della giornata si sono conclusi in maniera positiva o comunque senza impatti negativi. Con un po’ di allenamento (magari anche scrivendoli su un taccuino durante la giornata) vi stupirete nel vedere quanti essi siano e riuscirete a cambiare piano piano la vostra prospettiva.

Tanto per fare un esempio mentre sto scrivendo questo articolo mio figlio di 11 mesi dorme tranquillo permettendomi di scrivere con calma e concentrazione. Il suo sonno pacifico era un evento così scontato? Ovviamente no, eppure se si fosse svegliato piangendo mandando così a monte i miei piani di scrittura per la serata avrei corso il rischio di sentirmi sfortunato (“Che sfortuna, dovevo scrivere l’articolo e invece si è svegliato”).

Quindi per quale motivo non dovrei sentirmi fortunato per il suo dormire tranquillo e sereno (che è una grande fortuna in ogni caso, anche senza considerare la scrittura dell’articolo)?

®RIPRODUZIONE RISERVATA

1 Comment

  • Andrea Antonio Gallo

    Reply Reply agosto 25, 2016

    Io credo che questa analisi che hai fatto non potrà essere fondata, il sentirsi non fortunati perché non abbiamo le cose superflue e un problema se non dire deviazione. Ogni giorno se si ci trova in uno stato di serenità per me e fortuna. Ma purtroppo questo oggi non e possibile. Io vorrei parlare invece della sfortuna, detto da una persona razionale che credo solo in causa e reazione, che si tratta di una casistica, di specifiche persone che accadono una serie di conseguenza che purtroppo ci fa trovare in questa situazione. E la mente, io credo di no. Per mia esperienza nonostante la mia mente positiva e creativa, mi ci trovo in un lup che grazie alla situazione dittatura economica ci e difficile uscirne. Anche con tutto l’Impegno e con tutta la abilità non riesco ad avere quella serenità che di norma doveva essere per tutti, per chi naturalmente si impegna, la nostra società sopratutto in Italia non viviamo di meritocrazia ma di be altro ….., Quello che voglio dire che in base alla statistica. Certo sono cosciente dei miei lati positivi e ogni giorno fin che posso ne godo. Ma la situazione e ben altra il sistema sociale ci imposto a creare degli scemi, se vai fuori se fuori dalla società. Un esempio: se in qualche modo ho una idea che potrebbe rendere e produrre e fanno di tutto di bocciarla li e la società a crede che sei sfortunato, ma non e cosi. Il problema che per chi veramente li piove merda in testa non ci sarà nessuno ad aiutarti, per via che l’uomo è egoistico e potresti anche essere santo ma dentro rimani sempre cosi.

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