La ricerca della felicità - il nostro bene più prezioso

La ricerca della felicità: qual è il nostro bene più prezioso?

Le risposte che potrebbero scaturire una volta posta la domanda “Qual è il bene più prezioso che possiedi?”  sono molteplici, ma tutte abbastanza prevedibili: l’amore, la salute, la propria famiglia, il proprio gatto o il proprio cane etc.

Eppure c’è un bene che per certi versi è ancora più prezioso ma che quasi certamente riceverebbe pochissime preferenze in questo ipotetico sondaggio: il tempo.

Il tempo è probabilmente il bene più importante che ogni persona possiede (anche se sarebbe più corretto dire “di cui può usufruire”) per due semplici ragioni:

  • E’ al di sopra di tutti gli altri beni, anche di quelli citati negli esempi precedenti
  • Ne abbiamo a disposizione una quantità finita che diminuisce mentre viviamo la nostra vita

Queste due semplici ragioni sono collegate strettamente tra di loro dato che tutto l’amore di questo pianeta non avrebbe quasi più valore se ci restassero solo pochi secondi di vita, se insomma il nostro tempo fosse terminato. Certo, il sentimento non si spegnerebbe nel cuore delle persone che ci amano, ma si trasformerebbe comunque in dolore per la perdita. Per questo motivo il tempo sta sopra tutti gli altri beni che senza di esso non esistono.

Allo stesso tempo mentre l’amore per una persona o per la propria famiglia non hanno limite e, anzi, si alimentano a contatto con quello degli altri il tempo a nostra disposizione inevitabilmente diminuisce ogni giorno e, per quanta fatica e quanti sforzi si possano compiere è destinato a finire.

Mettere il tempo al primo posto

Ragionare mettendo il tempo al primo posto di un’ipotetica classifica dei beni più preziosi non è un esercizio fine a se stesso, come magari potrebbe apparire ad una prima lettura, ma indica la via di una strada che tutti noi dovremmo cercare di imboccare: quella verso la felicità.

Dell’ormai ex presidente dell’Uruguay José Mujica, divenuto famoso e virale per il discorso alle Nazioni Unite, è anche una delle frasi sul tempo più belle mai pronunciate:

Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli.E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà.. (José Mujica).

Il messaggio fortissimo che questa frase trasmette dovrebbe farci riflettere su quanto tempo della nostra vita dedichiamo al procurarci dei soldi per possedere degli oggetti. Giornate intere, dalla sera alla mattina, a lavorare per comprare un nuovo cellulare, una vacanza, una casa più grande o dei vestiti alla moda. E lo facciamo pensando che possedere queste cose ci faccia stare bene, solo per ritrovarci due giorni dopo a desiderare qualcosa d’altro, un nuovo oggetto per combattere la nostra infelicità. E nel frattempo, mentre ci procuriamo i soldi per comprare i nostri oggetti, tralasciamo le cose che ci potrebbero realmente rendere felici, come passare del tempo con la propria dolce metà, con dei parenti, degli amici, oppure fare dell’esercizio fisico per mettersi in forma, dedicarsi ad una propria passione, insomma vivere.

Cosa cambiare per iniziare a cercare la felicità?

Chi mi legge da un po’ di tempo sa bene come io cerchi di affrontare i vari temi andando al sodo  e quindi anche questo articolo non vuole essere il solito post su un mondo bellissimo ed ideale con uccellini che cinguettano e il sole che splende alto nel cielo. Io possiedo diversi beni che sono superflui e non sempre mi dedico abbastanza alle cose che ho citato prima, a volte proprio a causa del lavoro.

Il punto della ricerca della felicità è che, una volta compreso appieno il valore del tempo per la nostra vita, dovremmo iniziare a chiederci “Ne vale la pena?”.

Dovremmo farci questa domanda ogni volta in cui rinunciamo a vivere per guadagnare qualche soldo in più che non sia legato ai bisogni fondamentali (perché di lavorare per mangiare o dare da mangiare ai propri figli vale sempre la pena, e non è chiaramente questo il punto dell’articolo). Davvero vale la pena fare due ore di straordinario al giorno per comprarsi il nuovo televisore LED? Veramente vale la pena cambiare lavoro e farsi ogni giorno due ore di macchina in più per avere un aumento di stipendio? Veramente vale la pena fingere di essere amici del proprio capo per fare carriera? Non è detto che la risposta a queste domande sia sempre no, magari la promozione comporta un aumento necessario per mantenere la propria famiglia e portare il pane in tavola. Ma di certo non sempre è così e, anche se lo fosse, perché non pensare a come utilizzare il tempo extra del viaggio nel modo migliore possibile? Leggendo un libro, chiamando quelle persone che non si sentono da tanto per mancanza di tempo, ascoltando un programma radio che informa, diverte, rilassa, a seconda dei propri gusti, imparando una lingua straniera con qualche audiocorso, recuperando le ore di sonno perse la notte e schiacciando un pisolino.

E, oltre al lavoro, quanto tempo dedichiamo ad attività superflue che eviteremmo volentieri? Andando a pranzo con colleghi o persone che non ci piacciono, andando a messa o ad un’altra funzione religiosa se della religione non ce ne frega nulla, guardando programmi spazzatura in tv, frequentando un fidanzato o una fidanzata che avremmo voluto lasciare da un pezzo, visitando parenti che non sopportiamo, insomma buttando via e sprecando il nostro tempo quando potremmo fare qualcosa di meglio?

Perché lo facciamo e perché continuiamo a farlo? Il tempo è una clessidra che non si può capovolgere una volta terminata la sabbia, ed ogni granello che passa dalla parte alta a quella bassa è perso per sempre.

Abitudine? Paura del giudizio altrui? Quieto vivere?

Qualsiasi sia la motivazione non ci sono giustificazioni per il tempo sprecato.

La ricerca della felicità è a mio parere la base di qualsiasi percorso di crescita personale e come viene impiegato il proprio tempo è uno degli elementi fondamentali per riuscire ad avanzare durante questo percorso anche perché, come diceva una famosa scrittrice francese vissuta tra ‘800 e ‘900:

Quando arriva il tempo in cui si potrebbe, è passato quello in cui si può.
(Marie von Ebner-Eschenbach)

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