L'importanza delle informazioni - l'esempio dello studente

L’importanza delle informazioni: l’esempio dello studente

Immaginatevi uno studente di terza superiore del quale non sapete nulla se non che ha terminato l’anno scolastico con una promozione ottenuta grazie al “6” in tutte le materie.

Senza che voi lo vogliate il vostro cervello classificherà automaticamente questo studente come un ragazzo medio non troppo bravo ma nemmeno un cattivo studente.

Se a questo punto vi venisse detto che lo studente ha ottenuto tutti i propri “6” in pagella senza studiare nemmeno un minuto nel corso di tutto l’anno scolastico la vostra idea di lui inevitabilmente cambierebbe e forse inizierete a vederlo come un ragazzo estremamente dotato.

Proseguiamo nel gioco e aggiungiamo un altro elemento dicendo che il ragazzo era stato bocciato 3 volte in terza superiore prima di venir promosso. Da ragazzo dotato nella vostra testa diventerà nel giro di un secondo uno sfaticato.

E a questo punto aggiungiamo un’altra informazione, ossia che durante i tre anni precedenti il ragazzo è stato molto malato e quindi non ha potuto andare a scuola e frequentare le lezioni. Ancora un cambiamento repentino nel vostro schema mentale di giudizio.

Potrei continuare a lungo con questi “testacoda” ma penso che quanto scritto sia già sufficiente per poter fare almeno 2 considerazioni:

– Per poter dare un giudizio equilibrato è necessario avere il maggior numero di informazioni possibili

E’ impossibile avere a disposizione tutte le informazioni che ci servono per esprimere un giudizio

Queste due considerazioni sono in evidente “attrito” (ho usato volutamente questo termine invece di “contrasto”) tra di loro ma, proprio per questo motivo, ci permettono di delimitare meglio quello che è l’ambito del nostro ragionamento consentendoci di arrivare a due conclusioni.

La prima, la più evidente, è che dare giudizi troppo affrettati è una pratica da evitare a tutti i costi perché si sta basando un proprio giudizio sulle sole apparenze, il che equivale a farlo lanciando una monetina e dicendo “Testa – Buono, Croce – Cattivo”.

Eppure questo quante volte accade nella vita di tutti i giorni, anche quando il tempo e il modo per fare qualche verifica in più e raccogliere qualche informazione ulteriore ci sarebbe?

Non voglio ricadere nella trappola buonista del “non giudicare” perché la capacità di dare giudizi è fondamentale nella vita di tutti i giorni. Come fare per capire se un collega è lavorativamente affidabile o meno? Oppure per decidere se il partner sentimentale è quello giusto per noi? O per capire se quel venditore di auto usate è sincero o sta cercando di rifilarci un bidone?

Proprio perché riuscire a giudicare al meglio è importantissimo bisogna farlo raccogliendo il maggior numero di informazioni possibili.

E qui si arriva alla seconda conclusione, quella più importante e sulla quale riflettere (la prima in fondo è basata solo sul buonsenso), ossia che nella vita reale tutte le informazioni di cui si ha bisogno per poter prendere una decisione “sicura al 100%” non le sia avranno mai a disposizione e, ad un certo punto, sarà necessario prendere una decisione fidandosi dell’elaborazione delle informazioni in proprio possesso unite ad una buona dose di istinto e ad un pizzico di coraggio.

Ricordate che chi vi propone un metodo per prendere decisioni che siano a prova di errore vi sta inevitabilmente mentendo. Bisogna essere sempre consapevoli che nella vita l’errore di valutazione è comunque possibile. Perché per quanto possiate avere l’istinto di Sherlock Holmes e aver fatto un lavoro eccellente di raccolta informazioni alcune di esse, magari, non erano nemmeno disponibili al momento della scelta.

Questa considerazione è fondamentale in molti ambiti della vita e si lega a quanto dicevamo nelle scorse settimane circa il falso mito del “momento giusto”. Una dose di incertezza è e sarà sempre presente, il vostro compito quando dovete prendere una decisione importante è che il peso dell’incertezza si riduca il più possibile, non che sparisca. Quello, semplicemente, non è possibile.

Insomma, utilizzate le informazioni ma non diventatene schiavi.

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