Fatti pagare! Perché lavorare gratis (o quasi) non è mai una buona idea

Fatti pagare! Perché lavorare gratis (o quasi) non è mai una buona idea

Riprendiamo dopo la pausa di settimana scorsa con un obiettivo che mi sta molto a cuore, quello della ricerca di un lavoro, che sia autonomo, magari su Internet, o da lavoratore dipendente, magari in stage, non importa perché il concetto alla base è sempre lo stesso: devi farti pagare quanto meriti!
Quante volte infatti ti è capitato di non avere la più pallida idea di quanto chiedere per un tuo singolo lavoro o per un contratto di collaborazione? E scommetto che la maggior parte delle volte hai finito per accettare un’offerta che non consideravi equa e hai iniziato a lavorare con quel fastidioso pensiero di essere sottopagato nella testa. Non proprio il miglior modo per affrontare una nuova esperienza lavorativa.

In un articolo precedente ti ho già raccontato del mio primo colloquio di lavoro, ma quel racconto era finalizzato più che altro a vedere insieme come evitare di farsi fregare online e nella vita di tutti i giorni, mentre oggi vedremo insieme:

  • La storia del mio secondo colloquio (tranquillo non dovrai sorbirteli tutti)
  • Perché devi farti pagare per quanto vali
  • Qual è il prezzo giusto da chiedere in ogni circostanza

La storia del mio secondo colloquio

Piccolissima confessione prima di iniziare il racconto, non ricordo se fosse esattamente il secondo colloquio della mia vita, di sicuro era uno dei primissimi, dopo quello che ti ho già raccontato nei mesi scorsi.
Il posto di lavoro per il quale mi ero candidato era uno stage nell’ufficio risorse umane di un’importante azienda del mondo della selezione del personale e del lavoro interinale e, ai miei occhi, era un’interessante opportunità per entrare nel mondo del lavoro e fare un po’ di esperienza. I colloqui con i vari responsabili andarono sicuramente molto bene ed il lavoro sulla carta era discreto per essere io uno stagista alla prima esperienza professionale.
Immaginerete quindi il mio entusiasmo quando l’ultimo responsabile mi disse che ero adatto a quella posizione e che mi avrebbero contattato di li a pochi giorni per firmare il contratto e fissare la data di assunzione.
Ero veramente molto contento anche se a quel punto il selezionatore mi disse che il lavoro prevedeva un impegno di 8 ore al giorno (con disponibilità a stare un po’ di più) e che avrei avuto diritto ai ticket restaurant. Alla mia domanda se non fosse prevista anche una retribuzione minima o un rimborso spese la risposta (di un selezionatore un po’ sorpreso) fu che “no, i ticket restaurant sono l’unico rimborso previsto“.
In prima battuta, seppur meno felice di prima, il fatto di lavorare gratis non mi sembrò così negativo, in fondo ero un neo-laureato senza esperienza, perché avrebbero dovuto pagarmi? Durante la giornata però avevo il pensiero fisso nella testa e decisi di fare due conti. 8 ore al giorno per 5 giorni a settimana erano pari a 40 ore settimanali, circa 160 ore al mese e 960 ore nel corso di 6 mesi. Quasi 1.000 ore della mia vita passate a lavorare gratis per qualcun’altro? Per un lavoro che mi sembrava interessante ma che di certo non avrebbe dato una svolta alla mia vita?
Intendiamoci, non avevo aspettative irrealistiche rispetto alla mia potenziale retribuzione, ma riflettendoci in maniera più approfondita mi resi conto che lavorare gratis significava sminuire me stesso ed il mio lavoro. Dissi quindi alla società che mi aveva fatto il colloquio che non avrei accettato la posizione senza una retribuzione o un rimborso spese e, come mi aspettavo, decisero che il mondo era pieno di candidati che sarebbero stati felici di lavorare gratis.
Un paio di mesi, e diversi colloqui di questo tipo dopo, iniziavo uno stage di 6 mesi retribuito circa 800 euro al mese, dando così il via alla mia carriera professionale.

Perché devi farti pagare per quanto vali?

Un’azienda o un cliente che abbia la pretesa di non pagarti o di pagarti molto poco rispetto al valore del tuo lavoro o del servizio che offri non ti sta semplicemente dando poco denaro ma sta implicitamente dicendo che il tuo lavoro non ha valore oppure ne ha molto poco.
A meno che non si tratti del lavoro della tua vita, quello che hai sempre sognato di fare, accettare di non essere pagato o di guadagnare molto poco significa accettare di valere poco per il proprio datore di lavoro. Ed in prospettiva futura questo non può che portare degli svantaggi perché una volta che ti sarai posizionato verso il basso sarà molto difficile riuscire a fare il “salto”, o quantomeno sarà tutto molto più lento. Dopo uno stage gratuito un’offerta di contratto da 500 euro al mese ti sembrerà infatti quasi vantaggiosa, quando invece non sarà altro che un sottopagarti facendoti credere di essere fortunato. Allo stesso modo se lavori in proprio ed inizi a fare la gara sul prezzo difficilmente in futuro riuscirai ad alzare le tue richieste nei confronti dei potenziali clienti.
Sicuramente in certi momenti dire di “SI” ad un’offerta inadeguata risulta molto più semplice che rifiutarla in attesa di un futuro incerto, ma è una strategia che nel lungo periodo paga perché, giusto o sbagliato che sia, l’essere umano tende a dare maggior valore a ciò che costa di più, ed i brand del lusso ne sono l’esempio lampante. Prezzi elevatissimi a fronte di una qualità e di una realizzazione pari a quella dei prodotti meno costosi.

Qual è il prezzo giusto da chiedere in ogni circostanza

Arriviamo quindi alla domanda più importante di tutte, ossia qual è il prezzo corretto da chiedere per le tua prestazioni lavorative. Seppur sia una questione di estrema complessità ed influenzata da numerosissimi fattori, le due domande che ti devi porre sono:
– Quale retribuzione mi può far lavorare con soddisfazione?
– Se dovessi assumere io una risorsa per fare questo lavoro quale riterrei essere una retribuzione equa?
Con la prima domanda ti garantisci la possibilità di lavorare senza quel fastidioso senso di aver preso una fregatura citato ad inizio articolo, mentre con la seconda domanda puoi razionalizzare la richiesta economica da fare mettendoti nei panni del datore di lavoro. Se la prima e la seconda risposta non dovessero combaciare significa che probabilmente vorresti chiedere più di quanto ritieni equo (oppure meno), ed in entrambi i casi ti sarà possibile aggiustare il tiro.

Conclusioni

Ogni volta che accetti di guadagnare meno di quanto dovresti accetti implicitamente di guadagnare meno anche nel tuo futuro, ed accetti che il tuo lavoro venga giudicato di poco valore.
Non aver paura di perdere un’opportunità oggi, perché in realtà stai semplicemente rinunciando all’opportunità di guadagnare meno domani.

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