Come sconfiggere l'insostenibile inutilità dei pregiudizi con la tecnica dell'assaggio

Come sconfiggere “l’insostenibile inutilità dei pregiudizi” con la tecnica dell’assaggio

Che io reputi la lettura un passatempo irrinunciabile in un percorso di crescita personale credo di averlo scritto diverse volte, dedicando anche un articolo all’importanza di leggere almeno un libro al mese.

E nella mia carriera di lettore non mi sono mai concentrato troppo su di un genere particolare. Certo, come in tutte le cose ci sono le varie fasi e le “fisse” del momento, però devo dire di essere sempre riuscito a provare a leggere libri di ogni genere, di autori provenienti dai posti più disparati del nostro pianeta.

Eppure, all’interno di questo bel quadretto che vi ho appena dipinto, per anni c’è stata una macchia, un buco nero, insomma un autore al quale mi rifiutavo di avvicinarmi: Milan Kundera.

Ora probabilmente vi aspetterete una dettagliata analisi psicologica sul perché evitassi questo autore come la peste. Mi spiace deludervi ma il motivo era di una semplicità quasi disarmante: la mia repulsione istintiva per Kundera derivava dal titolo del suo libro più famoso “L’insostenibile leggerezza dell’essere” che, “a pelle”, mi dava l’idea di essere un mattone illeggibile scritto da un autore da evitare senza esitazioni.

Non avevo letto nemmeno una parola eppure avevo, neanche troppo inconsciamente, deciso di mettere questo scrittore ceco nella mia personale black-list, dove sarebbe dovuto rimanere fino alla fine dei tempi.

Un giorno però, girovagando tra gli scaffali di una libreria come amo fare, vidi uno dei suoi libri il cui titolo mi colpì decisamente. Si chiamava semplicemente “L’ignoranza“.

Il fascino del titolo per me derivava ovviamente dal fatto che io ignorassi qualsiasi cosa riguardo Kundera, eppure avevo deciso non solo che non mi piaceva, ma addirittura che era uno scrittore con uno stile di scrittura pesante e di difficile comprensione. Quindi, in qualche modo, sembrava un libro scritto appositamente per me e che si adattava perfettamente al mio rapporto conflittuale con Kundera.

Dopo pochi minuti ne avevo già acquistato una copia, promettendomi di metterlo al primo posto della lista d’attesa dei libri da leggere, per cominciarlo non appena finito il libro che stavo leggendo in quel momento (sulla lettura non sono multitasking, un libro alla vota è la mia linea guida).

Superfluo dire come il libro mi sia piaciuto da morire e come da quel momento Kundera sia diventato uno dei miei autori preferiti in assoluto. La cosa più sconvolgente di questa scoperta non è stato però il mio gradimento per il libro, quanto rendersi conto che lo stile di scrittura di Kundera è molto asciutto ed incisivo, e non complesso ed arzigogolato come me lo ero immaginato.

Insomma, mi ero perso per anni qualcosa di bello per colpa di un pregiudizio creato interamente dal mio cervello. Come fare perché uno scempio del genere non si ripetesse?

La tecnica dell’assaggio

Quando siete al ristorante e guardate il menù, ed è pieno di piatti che non conoscete che cosa vi piacerebbe poter fare per scegliere senza avere rimpianti? Ovviamente assaggiare un boccone di ogni piatto per sentirne il gusto.
E allora per quale motivo non avevo mai provato a leggere 10 pagine di Kundera per capire se mi piacesse o meno? Perché per il cibo l’avrei fatto e per un autore no?
In parte perché il mondo è pieno zeppo di informazioni, persone, cose da fare e non è nemmeno lontanamente possibile pensare di “assaggiare” tutto quanto per capire cosa ci piaccia e cosa no. In parte invece per semplice pigrizia, perché i pregiudizi tengono la mente addormentata.

Per superare la vastità del mondo si possono mettere dei paletti, farsi delle semplici domande per capire se vale la pena provare ad assaggiare o meno qualcosa.

Io generalmente mi faccio 3 semplici domande:

  • Può farmi del male? Assaggiare non significa scoprire sulla propria pelle se una cosa può realmente nuocerci. Se c’è questa possibilità meglio evitare e passare oltre.
  • Qual è il beneficio che ne posso trarre? Se non avessi letto nulla di Kundera mi sarei perso quello che adesso è uno dei miei autori preferiti, quindi un grave danno e la perdita di un beneficio immenso. Se lo stesso ragionamento lo applicassimo però a qualcosa che di partenza non mi piace quanto la lettura, ad esempio la musica country, fare la prova ed ascoltare la canzone di un gruppo di cui ho sentito parlare molto probabilmente mi potrà portare un beneficio limitato visto che nel migliore dei casi la potrei trovare carina.
  • Quanto mi costa assaggiare? Leggere 10 pagine di un libro o vedere 10 minuti di un film hanno un costo molto limitato sia in termini economici che di tempo. Visitare l’Indonesia ovviamente no, così come cenare in un ristorante molto costoso. Più alto è il costo maggiori sono le difficoltà alle quali si deve andare incontro per fare una prova e, di conseguenza, minore è l’opportunità di agire in questo modo. Sottolineo come per costo si intenda anche e soprattutto quello in termini di tempo.

Quindi riassumendo, se fare una prova non può nuocermi, ne posso trarre un grande beneficio e soprattutto non mi costa nulla o mi costa molto poco… ASSAGGIO!

Questa tecnica non è ovviamente un inno alla superficialità, anzi. Il bello della vita è proprio quello di avere delle possibilità infinite, e la tecnica dell’assaggio è solo un modo per cercare di aggirare in parte il vincolo dato dal tempo che, passando inesorabile, non ci permette di provare tutto quello che vorremmo e limita la nostra possibilità di scelta.

Riuscire a provare più cose possibili significa avere maggiori possibilità di trovare qualcosa che ci appassioni e che ci faccia vivere delle belle esperienze. Ed è a quel punto, quando è scoccata la scintilla, che parte l’approfondimento. Leggere tutti i libri di Kundera, guardare tutti i film di un regista, diventare un esperto di whiskey perché si è deciso di berne un bicchierino e ci si è aperto un mondo, prendere lezioni di un nuovo sport o di una nuova disciplina perché si è fatta una partita di prova ed è nato l’amore.

Quando invece il costo di un assaggio è elevato il consiglio è quello di tornare alla seconda domanda e se il beneficio che si può trarre è elevato conviene approfondire il più possibile e fare una prova. Se invece ad un costo alto corrisponde un beneficio limitato meglio lasciar perdere (io ad esempio non amo il mare e probabilmente non scoprirò mai come sono le Seychelles dal vivo perché il costo è alto ed il beneficio personale ridotto. Cambierebbe ovviamente tutto se dovessi vincere un viaggio premio perché a quel punto si azzererebbe almeno il fattore costo economico).

Quindi se un collega o un conoscente “a pelle” vi sembra poco simpatico e vi trovate di fianco a lui al bar, offritegli un caffè e fate quattro chiacchiere. Superare i vostri pregiudizi potrebbe lasciarvi piacevolmente stupiti.

®RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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