Come (e perché) destreggiarsi tra le mille bufale di Internet e di Facebook

Come (e perché) destreggiarsi tra le mille bufale di Internet e di Facebook

La scorsa settimana abbiamo visto quale e quanta sia l’importanza delle informazioni nella nostra vita, mentre qualche mese fa avevamo parlato delle truffe su Internet e di come evitarle.

L’articolo di oggi è un mix tra i due argomenti e parla delle bufale che infestano in maniera sempre più massiccia Internet ed in particolare Facebook.

Provate a pensarci. Quanti bambini vi hanno chiesto un “like” per aver sconfitto il cancro e quante volte avete letto che Facebook era in procinto di diventare a pagamento? Oppure quante volte qualche non meglio identificato gruppo di hacker aveva iniziato a pubblicare sulla vostra bacheca dei filmati a luci rosse o aveva rubato i vostri dati personali?

Per non parlare dei segni che gli zingari lascerebbero sui citofoni per permettere ad altri zingari di capire quanto sia facile effettuare un furto in una determinata abitazione o dei danni alla pelle che una famosa marca di shampoo provocherebbe (con tanto di foto agghiaccianti).

Le bufale e le leggende metropolitane sono sempre esistite ma più in generale Internet prima e Facebook poi hanno avuto contribuito alla loro diffusione massiccia, grazie alla sempre crescente facilità di condivisione con la cerchia dei propri amici e conoscenti, che ha portato ad una situazione attuale nella quale a volte diventa veramente difficile capire cosa sia vero e cosa falso.

I vari tipi di bufala

Proviamo quindi a distinguere tra i vari tipi di bufala dividendole in base alla finalità che vuole ottenere chi le mette in circolazione:

  • Divertimento
  • Guadagno
  • Propaganda

Le bufale messe in giro per divertimento sono ovviamente le meno pericolose e molto spesso nascono da siti internet dedicati entrando in questo modo di diritto nella categoria della satira. L’unico problema con questa tipologia di bufale può nascere quando qualche sito più famoso le riprende e le pubblica come fossero vere (ad esempio è capitato di recente che il sito internet Repubblica.it citasse Lercio.it…..).

Le bufale messe in giro per guadagno hanno invece visto la propria esplosione con l’avvento di Facebook, dato che non si tratta di vere e proprie truffe (quelle sono sempre esistite) ma di espedienti che generalmente servono per guadagnare dei “like” su pagine di questo social network oppure visite verso qualche sito internet. Il cagnolino malato che potrà essere curato se riceverà almeno 5.000 mi piace o la bambina che ha finalmente sconfitto una malattia grave e si merita anche in questo caso tanti “like” sono solo due tra i tantissimi esempi che si possono trovare in rete. Non si tratta di truffe in quanto il guadagno di chi le mette in circolazione non deriva dal sottrarre direttamente dei soldi al malcapitato di turno ma dal far fruttare in un secondo momento la base di utenti creata tramite il meccanismo del “like”.

Le bufale messe in giro per fini propagandistici sono invece presenti da sempre e la rete ha fatto solo in modo che fosse più facile diffonderle. Immaginatevi di far parte di un gruppo politico svizzero che vuole combattere il flusso di lavoratori italiani nel Canton Ticino. Prendete l’immagine di una persona distinta che fa l’elemosina e poi di una dall’aspetto poco gradevole che si rimpinza a tavola. Scrivete sotto a quell’immagine che la prima è una cittadina svizzera laureata che non riesce a trovare lavoro in nessun modo e per dare da mangiare ai propri figli è costretta a chiedere la carità. La seconda persona è invece un lavoratore italiano che in Svizzera guadagna 3.000€ al mese facendo un lavoro molto semplice e che poi riporta e spende tutti i soldi in Italia. Chiudete con uno “STOP AI LAVORATORI ITALIANI – CONDIVIDETE PRIMA CHE CENSURINO”.

Semplice vero?

Perché è importante riconoscere le bufale

Se la risposta generica più ovvia a questa domanda è “perché è giusto riuscire a distinguere tra realtà e finzione” esiste una ragione specifica per ogni tipologia di bufala.

Riconoscere le bufale messe in giro per divertimento ci evita di fare la figura del giornalista di Repubblica citato in precedenza che, immagino, non abbia passato una bella giornata quando il suo capo si è accorto di cosa avesse pubblicato. Magari non sarete dei giornalisti ma riportare una notizia palesemente falsa ad amici o colleghi può farvi fare una figura simile.

Le bufale create per guadagnare vanno invece a mio parere riconosciute per un motivo di tipo etico. Sfruttare la foto di un bambino malato per raccogliere dei “like” per una pagina Facebook, o comunque più in generale utilizzare la menzogna, è infatti un comportamento che si avvicina di molto allo sciacallaggio e che di conseguenza non deve essere premiato. Anzi, laddove sia possibile, è giusto segnalare un post inappropriato per cercare di farlo rimuovere.

Una bufala creata per motivi di propaganda invece va riconosciuta per evitare di formare il proprio pensiero sulla base di informazioni false o addirittura inventate. In un percorso di crescita personale è necessario tendere vero un’analisi il più possibile approfondita della realtà e del mondo che ci circonda e le bufale di questo tipo vanno esattamente nella direzione opposta facendo leva sui luoghi comuni e sui sentimenti di odio, disprezzo, indignazione etc. che sono i più semplici da suscitare in un essere umano e che, soprattutto, annebbiano la mente e la capacità di analisi. Se vedendo l’immagine di un gattino ridotto male (io AMO i gatti) ed il titolo di un articolo che dice “A Lisbona i gatti randagi vengono uccisi in maniera barbara dai dipendenti comunali” provassi un’antipatia istantanea per i portoghesi non starei permettendo a qualcuno di manipolare il mio pensiero? Starei permettendo che un’immagine che mi colpisce dritto al cuore (un gatto ferito), e non la realtà dei fatti, indirizzi il mio pensiero.

Come riconoscere una bufala

Fortunatamente riconoscere e smascherare una bufala è molto più semplice di quanto si possa pensare, basta tenere a mente qualche regola dettata dal buonsenso:

– se è troppo bello per essere vero… nel 99% dei casi è una bufala. Prendete la bufala, molto famosa, degli Iphone (o IMAC o quello che volete voi) le cui scatole sono state aperte per una fiera, e che quindi verranno regalati sulla base di un sorteggio tra chi ha messo mi piace e ha commentato scrivendo il colore desiderato. Vi pare possibile? Non potrebbero venderli su Ebay invece che regalarli? Sembrerà pazzesco ma questa bufala attira sempre un sacco di persone che probabilmente pensano “ma si, cos’ho da perdere?

– se viene esplicitamente chiesto di mettere mi piace o di condividere spesso si tratta di una bufala, soprattutto nel caso di notizie a forte impatto emotivo, come quelle create a fini propagandistici. Se poi il tutto è condito dal frasi tipo “Se anche tu non se d’accordo condividi”, “Se anche a te un’Italia del genere non piace fai girare”, “Se pensi che le cose debbano cambiare commenta e condividi” etc. allora avrete una bufala al 99% dei casi, e chi l’ha messa in giro sta puntando sul vostro coinvolgimento emotivo per far si che si diffonda. Questo perché condividere con gli altri una notizia che ci provoca indignazione fa sentire in qualche modo bene, dando l’illusione di essere dalla parte dei “buoni”, e si è quindi portati a farlo

se una notizia è riportata solo dal sito notiziepazzedalmondo.info e non trovate traccia su nessuno dei principali siti di informazione allora molto probabilmente si tratta di una bufala. Sebbene come abbiamo visto anche i siti internet più accreditati possano cadere in errore è difficile che tutti quanti si lascino scappare una notizia come quella della reintroduzione della leva militare obbligatoria (per citare una bufala che ciclicamente ogni anno riappare). La fonte di una notizia non è tutto ma va comunque tenuta in grande considerazione

Conclusioni

La possibilità che Internet ha offerto a tutti gli abitanti di questo pianeta di trasformarsi da semplici fruitori a creatori di contenuto è sicuramente un fatto estremamente positivo, ma con qualche piccola controindicazione. Ogni giorno che passa diventa sempre più difficile districarsi tra le decine di notizie che si leggono e che ci bombardano la mente da quando ci svegliamo fino a quando andiamo a dormire. Cosa sarà vero e cosa falso? Spesso dirlo con certezza a prima vista non è così semplice.

Ad un primo sguardo le bufale possono sembrare innocue ma non saperle riconoscere porta, come abbiamo visto, a fare in gioco di chi vuole guadagnare sulla sofferenza altrui o di chi vuole manipolare il nostro pensiero, tutto l’opposto di quella che deve essere il nostro percorso di crescita personale.

Parafrasando un vecchio spot pubblicitario potremmo quindi dire che il motto di chi vuole affrontare e riconoscere le notizie vere dalle bufale potrebbe essere

DIFFIDARE PER CREDERE“.

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