Autovalutazione - Le tre domande che ti aiutano a migliorare

Autovalutazione: le tre domande che ti aiutano a migliorare!

Uno degli esercizi più difficili nel proprio cammino di crescita personale è quello relativo all’autovalutazione. Quando ci si trova soli con se stessi riuscire a valutare le proprie azioni in maniera oggettiva ed imparziale diventa spesso complicato.

Le conseguenze di questa difficoltà, o addirittura incapacità, sono piuttosto pesanti. Non riuscendo a valutare correttamente quanto si è fatto si perde letteralmente la bussola ed invece che procedere spediti verso il raggiungimento dei propri obiettivi si naviga a vista sperando di azzeccare la strada giusta.

Da dove nasce quindi questo “cortocircuito” che ci offusca la vista e non ci permette di valutarci correttamente?

Provate a pensare alla vostra infanzia. Dalle scuole elementari in poi siete sempre stati valutati con dei voti, e non solo in materie scientifiche, persino il tema di italiano veniva giudicato con un voto! E, salvo che siate stati estremamente fortunati in fatto di insegnanti, i voti ricevuti erano scolpiti nella pietra, senza alcuna possibilità di discuterne.

Se avete svolto un’attività sportiva sono stati i vostri allenatori a dirvi se eravate bravi e quale ruolo avreste avuto. Se finiti gli studi avete iniziato a lavorare come dipendenti sono stati i vostri responsabili a dirvi se avete lavorato bene o meno.

Insomma, salvo casi rari, vi è sempre stata tolta la possibilità di autovalutarvi e vi siete abiutati ad affidarvi agli altri per avere un riscontro circa la bontà delle vostre azioni.

Come pretendere quindi che di punto in bianco siate in grado autovalutarvi, magari anche nel migliore dei modi?

Per capire meglio se siete abili nel processo di autovalutazione provate a pensare a quante volte il vostro giudizio riguardo le vostre azioni oscilla paurosamente tra gli estremi “molto positivo” e “molto negativo”. Maggiori sono le circostanze in cui i livelli intermedi vengono tagliati fuori maggiore è la vostra dipendenza in fase di autovalutazione dai soli risultati ottenuti o, ancora peggio, dal giudizio degli altri senza che tutto quello che ci sta dietro venga preso in considerazione.

Avete fatto un colloquio di lavoro mediocre e siete stati comunque assunti o richiamati per lo step successivo? Vi sentite bravissimi, dei maghi dei colloqui di lavoro.

Avete preparato una cena buonissima, degna della finale di Masterchef, per il vostro fidanzato/a e a lui/lei non è piaciuta? Vi sentite i cuochi peggiori del mondo.

I dati oggettivi, cioè che il vostro colloquio è stato mediocre e che la cena era squisita, passano in secondo piano. E non fa nulla se siete stati ammessi al colloqui successivo solo per far numero data la carenza di candidati adatti, e se invece la cena non è piaciuta perchè la persona che l’ha mangiata stava poco bene e non sentiva i sapori.

Siete in balia degli eventi (dei risultati per essere precisi) e confondete quella che dovrebbe essere la vostra valutazione con il giudizio che gli altri hanno dato del vostro operato.

Non sto chiaramente dicendo che dobbiate essere tristi per l’esito del colloquio e felici per la cena finita nel cestino, ma semplicemente che autovalutandovi correttamente dovreste essere consapevoli del fatto che il prossimo colloquio andrà fatto meglio e che invece come cuochi siete sulla strada giusta. Altrimenti la prossima volta che vi troverete in una situazione simile non avrete punti di riferimento per migliorarvi.

E quale tecnica utilizzare per imparare ad autovalutarsi correttamente?

Basta porsi tre semplici domande che si riferiscono a tre ambiti distinti:

  • Avrei potuto fare meglio? (ambito della prestazione)
  • Avrei dovuto fare meglio? (ambito della conoscenza)
  • Tornando indietro rifarei le stesse cose? (ambito dell’atteggiamento)

Queste domande servono per slegarsi dal risultato finale e concentrare invece la vostra analisi sulle azioni compiute. Con questa suddivisione i vari aspetti del vostro operato dobbero essere analizzabili in maniera più semplice, ed al tempo stesso riuscirete a capire dove intervenire per migliorarvi.

Se la vostra prestazione è stata la migliore possibile, e non c’era nulla che avreste dovuto fare meglio, e avendo una seconda opportunità rifareste tutto allo stesso modo allora potete sapere che, qualunque sia stato il risultato, avete fatto il massimo.

Se invece avreste potuto fare meglio dovrete capire per quale motivo non siete riusciti a dare il massimo. Cosa vi ha impedito di performare secondo le vostre capacità e conoscenze?

Siete andati ad un colloquio di lavoro dopo una notte passata a festeggiare e non eravate lucidi? Durante un esame vi siete fatti prendere dall’ansia e non siete riusciti a rispondere a delle domande nonostante conosceste le risposte?

Le cause possono essere molteplici, individuarle con precisione è il primo passo per provare a risolverle e migliorarsi.

Diverso il caso in cui per raggiungere il vostro obiettivo avreste dovuto fare meglio. In questo caso quali sono le competenze che vi sono mancate e di conseguenza vi hanno portato verso l’insuccesso?

Non avete studiato abbastanza per un esame? Vi siete presentati ad un colloquio senza esservi preparati adeguatamente riguardo l’azienda, oppure le competenze che servivano per ottenere il lavoro sono differenti da quelle del vostro profilo professionale?

Se invece ritenete che la vostra performance sia stata adeguata, e che quindi per raggiungere il vostro obiettivo non avreste dovuto fare meglio, chiedetevi comunque se l’obiettivo che vi siete posti fosse realmente sfidante oppure se vi siete accontentati di raggiungere il minimo sindacale.

Da questa analisi capirete se potete essere soddisfatti di voi stessi, se avete fatto il massimo o se invece, pur avendo raggiunto l’obiettivo, avreste potuto fare di più.

E alla fine, dopo aver risposto alle prime due domande, chiedetevi: tornando indietro mi comporterei allo stesso modo?

Questa domanda serve come controllo delle prime due ed in particolar modo dovete fermarvi a riflettere nel caso in cui non abbiate raggiunto il vostro obiettivo e la risposta alla domanda sia comunque “SI”.

In questo caso ponetevi nuovamente le prime due domande, perchè nel 99% dei casi in cui non si ottiene il risultato desiderato qualche correttivo da apportare c’è, fosse anche solo cambiare il proprio obiettivo.

Imparate ad autoanalizzarvi in tutte le vostre attività perchè il percorso di crescita personale passa inevitabilmente da una conoscenza approfondita di se stessi.

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